Revisione tassonomica di Jurassic World: il Tyrannosaurus indomitus (Wu, 2015)

In un film in cui i Velociraptor spiumati parlano tra loro come otarie, fanno le fusa e ringhiano come gattini e ammiccano agli umani con sorniona complicità, la tassonomia è di certo l’ultimo dei problemi di coerenza scientifica. Ma in fondo la paleontologia deve ancora svelarci mille e mille misteri del mondo dei dinosauri e questo margine di dubbio è spesso sufficiente a creare un accettabile compromesso di credibilità tra un film di fantascienza e il suo spettatore. La tassonomia invece, la scienza che regola e definisce i nomi degli esseri viventi, di dubbi ne ha molti meno e per una volta lasciamo che dica la sua.

Mi riferisco al vero protagonista di Jurassic World, ossia l’Indominus rex, dinosauro cattivone creato dagli scienziati della InGen per far divertire il pubblico del parco. Cerchiamo per un attimo di accogliere ludicamente il compromesso di credibilità fantascientifica proposto dal regista Colin Trevorrow e immaginiamo che il dottor Henry Wu abbia davvero creato questo nuovo dinosauro e debba dargli un nome. Quando si definisce una nuova specie colui che la descrive può scegliere il nome da darle, e supponiamo che nel film sia stato proprio il dottor Wu, anche se per dovere di cronaca nel film viene citato un “focus group” che avrebbe scelto tale nome per motivi di marketing. Se il dott. Wu o il focus group avessero scelto un nome volgare tipo “Masticauomini” o “Franco”, tutto sarebbe a posto, ma il nome scelto è palesemente di indirizzo scientifico nel qual caso la comunità scientifica richiede di attenersi ad alcune precise regole di nomenclatura, che sono state seguite da ogni singolo scienziato dai tempi di Linneo ad oggi. Queste regole col tempo sono state aggiornate, formalizzate e a partire dalla metà del XIX secolo racchiuse in quella che è la Bibbia dei tassonomi ossia il Codice di Nomenclatura Zoologica (o Botanica se parliamo di piante). Regolamentare l’infinita casistica della vita non è certo cosa facile, e spesso bisogna interpretare i princìpi del Codice, ma si può sempre trovare una risposta a tutti i problemi. Vediamo il nostro caso.

JPW Original Concept Art
JPW Original Concept Art ©

L’I. rex di Jurassic World è un ibrido ottenuto dal dott. Wu combinando geni di creature diverse tra cui vengono citati: il Giganotosaurus, il Majungasaurus, il Carnotaurus, il Rugops, il Tyrannosaurus rex, il Velociraptor, la seppia, la rana arboricola e un numero imprecisato di altri animali moderni, e questo è un problema. E’ un problema perché il Codice non regolamenta gli ibridi, in quanto solitamente singole aberrazioni senza continuità evolutiva:

Article 1. Definition and Scope 1.3 Exclusions. Excluded from the provisions of the Code are names proposed 1.3.3 for hybrid specimens as such (for taxa which are of hybrid origin see Article 17.2);

Un recente caso studiato su alcune farfalle pieridi (Guppy&Kondla, 2010) riporta però una situazione simile, in cui gli ibridi non sono singoli esemplari aberranti nati dal rapporto occasionale di specie diverse, ma vengano considerati dal descrittore come punto di partenza di una vera e propria specie, distinta dalle specie di origine, che avrà in qualche modo il suo posto in natura. Da quello che si può interpretare dal film questa è proprio l’intenzione del dott. Wu visto che l’I. rex non è un incidente di percorso ma l’inizio di una nuova specie, tanto che questi ne produce ben due esemplari (e forse ne ha in mente altri, in caso si dimostrino redditizi). Quindi siamo dentro il Codice, ma sorge un altro problema dall’articolo 23.8:

Article 23.8. Application to species-group names established on hybrids. A species-group name established for an animal later found to be a hybrid [Art. 17] must not be used as the valid name for either of the parental species, even if it is older than all other available names for them. Such a name may enter into homonymy. For names based on taxa which are of hybrid origin see Article 17.2.

Insomma non si può dare ad un ibrido il nome specifico di uno dei genitori (e viceversa), per evitare confusioni ed entrare in omonimia, quindi il nome della specie rex che è condiviso da quello che presumibilmente è anche il principale genitore di riferimento: il T. rex, non può essere usato. Cercando quindi di mantenere le volontà del dott. Wu e del focus group, e considerando come Tyrannosaurus il principale genitore di questo ibrido il nome generico potrebbe essere trasferito a quello specifico in questo modo: Tyrannosaurus indominus. Ma i problemi non finiscono qui perché anche il nome generico non va bene.

Il Codice prevede di usare per la formazione di nomi di nuove specie termini latini o greci (o almeno una loro corretta latinizzazione), e purtroppo, nonostante l’arcaica ed ingannevole sonorità indominus non è un termine latino. Esiste indomitus (indomabile) o in domino (nel signore) ma non indominus, quindi dobbiamo scartare pure quello. Se dovessimo considerare la descrizione del dott. Wu per una pubblicazione presso una rivista scientifica, questa verrebbe probabilmente respinta, con buona pace di tutti i soldi spesi dalla InGen. L’unica cosa che possiamo suggerire noi, come immaginari revisori di questo lavoro, cercando di interpretare le intenzioni dell’autore, è di rinominarlo: Tyrannosaurus indomitus (Wu, 2015) e mettere l’ Indominus rex Wu, 2015 nella lista dei sinonimi.

La prima parte del film Jurassic World, l’unica che personalmente ho apprezzato, propone in realtà una forte e convincente critica alla mercificazione della scienza e la spettacolarizzazione della natura, e in questo senso la cialtroneria con cui viene scelto il nome del mostro di turno, ben la riflette. Gli innumerevoli svarioni che seguono però mi fanno pensare che non si tratti di una cialtroneria voluta che valorizza l’impianto narrativo, ma di una mercificazione reale che grottescamente rispecchia quella cinematografica, mortificando tutti i buoni intenti di critica. Chi è senza peccato dunque, scagli la prima pietra.

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Ma questo già era stato visto durante gli oltre 20 anni dall’uscita del primo Jurassic Park (che nonostante i molti compromessi cinematografici ha avuto il merito di dare nuova linfa ed interesse alla paleontologia), dove il nome del dinosauro più amato dal grande pubblico, il Re tiranno dei dinosauri, è stato troncato nel lessico mediatico da Tyrannosaurus rex a T-rex, come se un trattino potesse sostituire grammaticamente un punto di troncatura che sottintende una parola più estesa, anziché collegare logicamente due termini, come prevedono le grammatiche anglosassoni quanto quelle (neo)latine.
Vi prego, non chiamatemi mai R-Battiston!

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